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Accertamento - Accertamento e controlli |
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16-12-2009 |
Abuso del diritto - Rilevabilità d'ufficio da parte dei giudici tributari - Profili critici
In seguito al riconoscimento, ad opera di alcune sentenze delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del dicembre 2008 (cfr. Cass. SS.UU. 23.12.2008 n. 30055 e 30057), del principio di abuso del diritto quale principio generale, immanente al sistema giuridico e derivante dalle disposizioni costituzionali (art. 53 Cost.), esso ha avuto ampia applicazione.
Infatti, l'"abuso del diritto":
- viene inizialmente riconosciuto operante nell'ambito delle imposte dirette (le sentenze 30055 e 30057 del 2008 riguardavano operazioni di dividend washing e dividend stripping e la sentenza 10.6.2009 n. 1338 concerneva la distribuzione di utili extracontabili);
- è esteso alle imposte di successione e donazione con la ris. Agenzia delle Entrate 24.8.2009 n. 234;
- trova applicazione alle operazioni doganali con la sentenza della Corte di Cassazione n. 19827/2009;
- viene applicato anche in ambito ICI, in relazione al vincolo pertinenziale, con la sentenza Cass. 30.11.2009 n. 25127.
La così rapida estensione del principio deriva dal fatto che esso sia rilevabile d'ufficio dai giudici tributari e che ad esso non si applichino le medesime e stringenti garanzie procedimentali previste dall'art. 37-bis del DPR 600/73. Tuttavia, l'applicazione, nell'ambito del processo tributario, delle modifiche apportate al Codice di Procedura Civile dalla L. 69/2009, pare rendere obbligatorio il contraddittorio ove l'abuso del diritto sia stato rilevato d'ufficio. Infatti, secondo le nuove norme, qualora il giudice intenda porre alla base della decisione una questione rilevata d'ufficio, egli deve, a pena di nullità, sentire le parti, assegnando loro un termine (non inferiore a 20 e non superiore a 40 giorni) per il deposito di osservazioni scritte.
RC
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Rag. Roberto Cattivelli
Rag. Antonio Cattivelli
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